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MALASANITÀ IN LOMBARDIA

 

Medico di famiglia addio

 

di Gian Carlo Scotuzzi

 

C’era una volta, negli anni Ottanta e in un paesotto a nord della Linea Gotica, una fabbrica di medicinali. Modesta di pondo e d’aspirazioni. Chiamiamola Pinca. Campa comprimendo polveri e infialando liquidi di non eccelso valore terapeutico e generatori d’un fatturato di pochi miliardi di lire l’anno (il valsente odierno di pochi milioni di euro). Ha quartier generale in Svizzera, quasi all’estremità della propaggine che la Federazione allunga tra i laghi Maggiore e di Como, e a tre chilometri dal confine. Quest’ubicazione bizzarra, nonché la circostanza che la Pinca, Società Anonima, s’avvalga del diritto di negare ai curiosi l’identità del padrone, sedimentano nel Paesotto la persuasione che costui sia italianissimo. E potentissimo. Non a caso il luogotenente italiano esibisce, nel proprio ufficio alla Pinca, la foto di se medesimo accanto a un politico di primaria stazza. Resta da spiegare che cosa importi a tanto politico una caccola come la Pinca.
I sospetti di millantato credito vengono dissipati dall’arrivo in Pinca d’un manager che ti scodella subito due miracoli, impensabili senza l’intercessione del Potentissimo. Il primo: in un lampo il manager riesce a farsi registrare dal ministero della Sanità un nuovo farmaco, chiamiamolo Pancassial, che si proclama efficace contro una serque di malanni, dall’astenia al mal di schiena. Per apprezzare, alla luce dell’oggi, la lestezza del manager bisogna considerare che, in quel torno di tempo, ottenere dalla Sanità il permesso a vendere un nuovo farmaco richiedeva tanto tempo e tanti soldi, una parte dei quali finiva nelle tasche di funzionari ministeriali e politici, altrimenti restii ad avallare medicine che, valutate col metro scientifico invece che con quello del tornaconto personale, valevano nulla.
Il secondo miracolo del manager: in pochi mesi convince migliaia di medici a prescrivere il Pancassial. Ma come fa? Il farmaco non cura alcuna delle patologie proclamate nel cosiddetto bugiardino ‒ cioè il foglietto illustrativo contenuto in ogni confezione ‒ ma si rivelerà addirittura dannoso. Insomma, non soltanto una medicina di cui la Sanità pubblica non deve farsi carico, ma un intruglio da mettere al bando come un veleno. La prova? Negli Stati Uniti e negli altri Paesi dotati di un’accorta vigilanza sui nuovi farmaci, il Pancassial è vietato.
Invece i medici italiani lo prescrivono per tutti e a tonnellate. Al punto che il fatturato della Pinca svetta a quasi 500 miliardi di lire, pari a circa 260 milioni di euro. Riprendiamo il quesito: perché migliaia e migliaia di medici nostrani rimpinzano i pazienti di iniezioni che, peggio che non far bene, fanno male? La risposta addolora ogni patriota: perché i medici italiani, soprattutto quelli di famiglia, si aggiornano poco sulle novità scientifiche. Per conoscere le quali si affidano ai propagandisti delle industrie farmaceutiche, in gergo chiamati Informatori Scientifici del Farmaco. Sono quei signori eleganti, sprizzanti salute, armati di sorriso e borsone di pelle porta campioni, che a volte incontriamo nelle sale d’attesa del medico di famiglia. Che periodicamente visitano per indurlo a prescrivere i farmaci della loro Casa. Lo fanno con argomenti scientifici, se ne dispongono, se no attingendo alle risorse di ogni rappresentante di commercio incarica di lanciare un nuovo prodotto. Ma se questo è, nella miglior delle ipotesi, un intruglio inutile o, nella peggiore, un veleno, per spingere il medico a prescriverlo non hanno che un mezzo: corromperlo. Con cosa? Con soggiorni gratuiti nei migliori alberghi di località remote, dove il medico possa recarsi col pretesto fasullo di un congresso scientifico, magari portandosi una sedicente “assistente”, cioè un’amante. Oppure gli Informatori Scientifici corrompono il medico con regali costosi. Oppure ancora, o in aggiunta ai doni, con un compenso (duemila lire, all’epoca) per ogni confezione di Pancassial prescritta.
Adesso mi obietterete: come faccio a escludere la buona fede dei medici prescrittori del Pancassial? Non potrebbero essere (stati) convinti delle benemerenze terapeutiche di questo farmaco?
E io vi controreplico: se la Pinca ti copre di doni e ti paga a cottimo per prescriverlo, non ti viene il dubbio che, senza queste regalie, ti guarderesti bene dal rifilarlo ai tuoi pazienti?
Intendiamoci: dagli anni Ottanta e poi ancora per molto tempo, la Pinca non è stata la sola azienda farmaceutica a ricorrere a questo metodo di vendita, gergalmente chiamato comparaggio. Il che, lungi dallo sminuire la corruzione dei medici in danno del paziente, ne conferma la pandemica propensione alla corruttela.
Ho riesumato la vicenda della Pinca per valutare in scienza e coscienza la mobilitazione odierna di molti medici di famiglia contro riforme sanitarie regionali che li vogliono deprivare del ruolo di responsabili primi della salute dei pazienti loro affidati e li vogliono degenerare ulteriormente a scribacchini di ricette e di prescrizioni.
La riforma della Sanità lombarda realizzanda dal governatore leghista Maroni è eticamente un insulto ai diritti del malato e un bassottesco travaso di risorse dalle casse della Regione a quelle di un nugolo di imprese private, nostrane e multinazionali. È il primo passo verso l’eliminazione totale dei medici di famiglia. Tra i quali c’è di tutto: dall’onesto e competente, ligio alla deontologia professionale come a una trappa e capace di sacrifici sommi, all’onesto ma incompetente e giù giù sino all’incapace e corrotto. Ci sono medici di famiglia che si fanno pagare prestazioni che rientrano nelle incombenze d’ufficio e che quindi dovrebbero essere gratuite per il paziente. Ci sono medici di famiglia che continuano a prescrivere farmaci inutili o dannosi ma sui quali incassano tangente. Ci sono medici che si fanno negare per evitare visite domiciliari. Ci sono medici taccagni che negano ai pazienti l’uso del gabinetto ambulatoriale così risparmiano i soldi per pulirlo. Ci sono medici frustrati che, fallito l’obiettivo di diventare specialisti e dunque di guadagnare molto di più, si fanno pagare dallo specialista una tangente per ogni paziente che gli mandano…
Eppure è una categoria da difendere, pur sapendola bacata da molte mele marce. Perché il cesto sanitario alternativo che Maroni & Soci ci stanno preparando è di gran lunga peggiore di quello odierno.
Stamane, alla Casa della Cultura di Milano, Medicina Democratica e l’associazione dei medici di famiglia ha illustrato a un drappello di maturi la Riforma Maroni, che è una vaccata antipopolare. Neppure originale: è una scopiazzatura delle peggiori Sanità esistenti, a cominciare da quella degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, Paesi dove per guarire e farsi assistere come si deve bisogna sborsare un sacco di quattrini. Una prospettiva che delizia la Lombardia quattrinata. E questo è logico. Ma che lascia indifferente la Lombardia che, già curata poco e male, lo sarà soltanto per finta. Il che è tragico. Ma è anche confortevole alibi al disimpegno civile: perché svenarsi cercando di liberare dalla malasanità gli schiavi che, vocati a fare gli schiavi, non vogliono essere liberati?

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