.
Gian Carlo Scotuzzi
 
 

 

AFRICA NERA

Professione stupratore

È un mestiere ambito da molti uomini vigorosi del Malawi. È assai richiesto nella regione di Nsanje e per questo è ben retribuito: cinque volte il salario di un contadino, che è moltissimo in un Paese dove la disoccupazione è alle stelle. Fino al 2013 era anche mestiere legale. Poi la legge dello Stato lo ha messo formalmente al bando. Ma la legge economica irride quella dei codici: se il popolo domanda qualcosa, che sia droga o alcol o gioco d’azzardo o stupri, non c’è modo di soffocare l’offerta.
La domanda di stupratori è alimentata dai santoni, cui i genitori si rivolgono per guarire figlie ritenute bisognose di cure. Per esempio, se una fanciulla di 17 anni o più non ha ancora trovato marito, i genitori si preoccupano e se ne vergognano come di cosa poco men che turpe. Allora la portano dal santone, il quale prescrive il ricorso al kusasa fumbi. Questo kusasa è appunto lo stupratore professionista, cui i genitori consegnano la figlia per una o tre notti affinché la svezzi sessualmente, sino alle pratiche più violente e depravate. Ovviamente la fanciulla è nolente, e dunque non di mero accoppiamento sessuale si tratta, bensì di aggressione in senso letterale, con tanto di bastonate se la ragazza rilutta.
Da giorni di violenze che soltanto un marito degenerato ‒ e da codice penale, nei Paesi bianchi ‒ praticherebbe, la fanciulla esce ferita, dolente e traumatizzata, al punto che, pur di non essere condannata a ripetere l’esperienza, si piega a ogni volere dei genitori, dunque ad essere ceduta al peggior dei mariti, se questi rappresenta un buon partito agli occhi di babbo e mamma. Tra le piaghe riportate dallo stupro c’è quasi sempre l’Aids, perché il Malawi è uno dei Paesi a più alta concentrazione di sieropositivi e siccome la violenza carnale avviene senza protezione alcuna, il contagio è garantito.
A questo punto tu, lettore bianco, sei inorridito e ti poni le rituali domande che, negli indifferenti d’ogni latitudine, simulano quell’incredulità e insinuano quella colpevolizzazione della vittima invocate come alibi pilatesco: possibile che nel 2017 succedano ancora queste cose? E perché la magistratura e la polizia non intervengono?
Risposte: succede sì, come puntualmente la stampa continentale (per esempio Jeune Afrique) ed ecumenica (per esempio Le Monde) relatano; quanto alle forze dell’ordine, faticano a reprimere reati che nessuno denuncia perché non li ritiene tali e che i politici si guardano bene dal reprimere nella tema di perdere i voti dei genitori che fanno stuprare le figlie, nonché i voti dei santoni e, ovviamente, i voti degli stupratori. Il Malawi è assurto a moderna democrazia, dove il popolo è sovrano. E nella regione di Nsanje i sovrani plaudono ai santoni e allo stupro delle fanciulle.

In Sudafrica invece i santoni-guaritori sobillanti violenze barbariche sono una minoranza che la magistratura arresta e manda in galera. Però sono santoni peggiori: ai loro pazienti prescrivono diete a base di carne umana. Proprio così: il 28 di questo mese, nel tribunale di Estcourt saranno alla sbarra cinque cannibali. Sono rei confessi. La polizia, cui da mesi venivano denunciate le scomparse di parecchie persone, non ha faticato a trovare le prove. Gliele ha fornite uno dei cannibali, che qualche settimane fa si è presentato ai gendarmi con un sacco, dicendo: «Non ne posso più di mangiare carne umana, prendetene un po’ voi». Ha capovolto il sacco sul pavimento: una mano, una gamba, una testa, viscere. Gl’inquirenti non hanno ancora completato la conta delle vittime né quella dei cannibali, ma siamo già oltre il centinaio delle une e degli altri. Hanno però chiarito il movente: i santoni prescrivevano ‒ e quelli non arrestati continuano a prescrivere ‒ carne umana perché convinti ch’essa faccia acquistare forza e coraggio, attributi ambiti da schiere di sudafricani afflitti da debolezza e codardia.
Giacché in Sudafrica il cannibalismo non è reato, gli imputati vengono processati per omicidio e traffico di esseri umani.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 
x